Sheep-up: le ricadute del progetto e le ragioni del successo agli EIP Agri Awards

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Pubblicato il: 14 Maggio 2024

Il progetto Sheep-up, finanziato grazie al PSR Veneto 2014-2022, è stato premiato tra i migliori progetti di innovazione in agricoltura in Europa nell’ambito del concorso “EIP-Agri Innovation Awards”. Il gruppo operativo costituito in Veneto ha ricevuto il premio della categoria “preferito dal pubblico” in occasione della cerimonia di premiazione avvenuta nei giorni scorsi ad Estoril (Portogallo). Sheep-up è un progetto a carattere innovativo nato con lo scopo di creare un modello di valorizzazione dell’allevamento ovino di razze autoctone in aree montane marginali. In particolare, le razze coinvolte sono quattro: Brogna, Foza, Lamon e Alpagota.

 

Antonella Tormen di Centro Consorzi di Belluno, soggetto Capofila del progetto, spiega in che modo il gruppo operativo è riuscito a raggiungere questo prestigioso riconoscimento.

“L’aspetto principale che ha determinato il successo del progetto è stata la sua coralità, l’essere riuscito a coinvolgere una molteplicità di soggetti e a far interagire molte professionalità diverse. Inoltre, tra i criteri della nostra categoria, dedicata ai nuovi modelli di business nella filiera agroalimentare, c’era la capacità di attivare il contributo delle comunità locali nel processo di sviluppo economico: proprio l’aspetto al centro del nostro progetto”.

 

In che modo siete riusciti ad avere un sostegno concreto così importante?

“Non avremmo mai vinto questo premio se non ci fosse stata una solida rete di contatti alle spalle, creata durante il progetto. Ci è bastato, infatti, riattivare la nostra rete in occasione del concorso per riuscire ad arrivare ad un bacino importante. Abbiamo attivato portatori di interessi che a loro volta avevano alle spalle delle “community” ben precise, dalle organizzazioni di allevatori, agli istituti agrari con i loro studenti”.

 

Quando si è chiuso il progetto e in che modo si sta evolvendo?

“Il progetto si è chiuso formalmente nell’aprile del 2023. Il suo scopo principale era quello di fornire delle soluzioni al problema della ridotta marginalità dei ricavi dei piccoli allevatori di montagna. Il progetto è nato per dare delle risposte sul lungo periodo, che andassero oltre gli aiuti destinati agli allevatori custodi. Grazie al progetto i produttori delle quattro razze ovine del Veneto si sono potuti conoscere per la prima volta e hanno potuto lavorare insieme. Il gruppo operativo ha cercato di aiutare questi allevatori su una molteplicità di fronti, esplorando le potenzialità dei servizi ecosistemici e la loro capacità di creare valore aggiunto, cercando allo stesso tempo di avvicinare il consumatore a questi prodotti.”

 

Quali sono stati i risultati principali che avete raggiunto?

“I risultati più importanti e tangibili del progetto sono due. Il primo è la rete che si è creata attorno al progetto, specialmente tra gli allevatori, che è ancora viva e si propone di sviluppare nuove iniziative. Il secondo risultato è l’implementazione dell’applicazione per smartphone, che ha due dimensioni fondamentali: uno è permettere il monitoraggio dei capi e dei greggi, mettendo in rete una quantità di dati utili agli stessi allevatori, compresi quelli genealogici; l’altro è far conoscere al consumatore finale le caratteristiche e le particolarità di questi prodotti.” 

 

 

Ci può esemplificare una ricaduta concreta del progetto?

“Un effetto, ad esempio, è stato l’inserimento nei menù di molti ristoranti del territorio della carne ovina di razza autoctone. Grazie ad una serie di incontri mirati siamo riusciti a “destagionalizzare” il prodotto, spiegando direttamente ai ristoratori il valore di questa carne e le sue proprietà nutritive.”